Attività professionale e pubblicità PDF Stampa E-mail

Nuove possibilità di far conoscere il proprio lavoro e le proprie competenze, aprono nuovi ed ampi spazi di discussione su un problema che da sempre limita i professionisti nella loro visibilità: la impossibilità di farsi pubblicità.

 

Questo argomento, più volte affrontato, è sempre stato risolto con un netto diniego verso qualsiasi possibilità di pubblicizzare la propria attività.
Vediamo cosa è possibile fare e vediamo, attraverso un approccio che definirei dei "piccoli passi", dove è possibile arrivare tramite qualche esempio e ragionamento.
Poniamo che un certo ente pubblico bandisca un concorso di idee a cui un certo professionista partecipa fornendo, fra l'altro, il proprio curriculum. Il professionista non denigra alcun collega attraverso il suo curriculum che riporta, essenzialmente, cosa ha fatto e cosa sa fare. Se il lavoro che ha fatto è importante diviene automatica la sua successiva visibilità attraverso pubblicazioni (più o meno di settore) che ne decantano le doti e la mole del lavoro svolto. Penso che a nessuno sia sconosciuto, ad esempio, cosa ha fatto e cosa sa fare un importante architetto italiano: Renzo Piano. O è solo il suo studio che viene citato ? Basta vedere gli articoli e le immagini riportate ne "Il giornale dell'ingegnere" o ne "L'ingegnere italiano" od anche sulla rivista "Inarcassa" per venire a conoscenza di doti e meriti di importanti colleghi. O è sempre delle relative società che si parla ?
Un altro professionista viene chiamato da un'azienda che, prima di affidargli un certo lavoro, pretende di conoscere l'attività precedentemente svolta ed il campo di competenze del professionista il quale risponde a questa richiesta attraverso il proprio curriculum. In questo caso non si compare su nessuna rivista e non si viene citati a modello: si deve avere solo la speranza che l'azienda, soddisfatta del lavoro svolto, comunichi a qualche azienda concorrente le capacità dei propri consulenti (cosa rara).
Al di là di queste considerazioni appare chiaro come il fornire il proprio curriculum non sia visto come forma di pubblicità.
Poniamo ora che una azienda non abbia ancora richiesto il curriculum al professionista (primo "piccolo passo"), ma che lui, di sua iniziativa e nella speranza che l'azienda lo incarichi di qualche lavoro, spedisca un proprio documento riportante, di fatto, le informazioni relative a dove opera ed in quali campi citando, magari, qualche lavoro importante precedentemente svolto. È pubblicità questa o è lecito ? Lo fanno i neolaureati (magari con un curriculum piccino piccino) così come i colleghi più vecchi in cerca di nuovi sviluppi professionali. E se l'operazione di mailing fosse estesa a 10 aziende che potrebbero essere interessate alle competenze del professionista ? È diventata pubblicità ? E se fossero 100 (altro "piccolo passo") ? E se anziché farlo via posta lo si facesse via fax ? Esistono programmi che da calcolatore, attraverso un modem, possono inviare lo stesso documento ad un numero illimitato di persone. Non limitiamoci: e se il professionista lo facesse via posta elettronica (e-mail)? In questo caso si potrebbe raggiungere un numero esagerato di aziende con una sola telefonata (volete mettere il risparmio?) mandando lo stesso messaggio, un unico messaggio, a tutte le aziende italiane munite di una casella di posta elettronica ! E se il messaggio fosse inviato anche a tutti i professionisti, colleghi, che sappiamo lavorare in settori affini ? E se lo si mandasse anche ad altre categorie di professionisti (medici, commercialisti, …) ? Ripeto: perché limitarsi ? E se lo si mandasse a tutti gli italiani ? Non esageriamo ! Stiamo entrando nelle case di persone non interessate al nostro lavoro e stiamo sicuramente forzando la mano. C'è però una alternativa: che il professionista converta il proprio curriculum in formato HTML e che questo documento non sia spedito a nessuno (interessato o meno) ma semplicemente venga ospitato in un opportuno server del mondo di Internet, ovvero che il professionista si prepari una o più pagine WEB. In questo caso, ribadisco, non si spedisce niente: semplicemente si aspetta che, attraverso i motori di ricerca, istruiti con apposite chiavi di ricerca (sicurezza, ambiente, impianti elettrici, …), gli eventuali interessati giungano alla pagina del professionista di loro spontanea iniziativa. Chi conosce anche solo un poco Internet sa benissimo che, tra l'altro, potrebbe anche non arrivarci mai nessuno ! Ma se questo non è possibile, perché è possibile avere pagine WEB dedicate a, diciamo, S.r.l. che rimandano poi ai curriculum dei propri soci, guarda caso, ingegneri ?

Parlando con colleghi di questi argomenti sono già state raccolte alcune opinioni alcune delle quali sono di seguito riportate e controbattute.
Prima obiezione: anche i medici non possono farsi pubblicità. È vero. Però è anche vero che non correrò mai il rischio di farmi visitare agli occhi da un cardiologo perché, poco poco, sulla targa al di fuori dello studio è riportata la specializzazione del medico stesso. Così come i medici di base non hanno necessità di pubblicizzarsi: basta andare all'ASL e chiedere del medico della propria zona: ci viene rifilato nolenti o volenti. Ugualmente per quelli che prestano il proprio servizio in strutture private: sono tutti luoghi noti a ciascuno di noi e tutti sappiamo già dove andare.
Seconda obiezione: esiste un albo professionale pubblico, spedito a tutta una serie di enti ed una raccolta di competenze a disposizione presso l'Ordine. Buona cosa: peccato che le aziende provate (piccole o grandi che siano) non ricevano questo albo e non siano a conoscenza di questa raccolta.
Terza obiezione: se si lavora bene si viene "suggeriti" a nuove strutture. In alcuni casi è vero. In molti altri, però, soprattutto nell'ambito privato, l'azienda ha paura a pubblicizzare ad altri le competenze dei propri consulenti (soprattutto se bravi) per paura di perderli, di doverli pagare di più o di rendere noto il proprio know-how ed i propri punti deboli o di forza a concorrenti. Il risultato, quindi a volte, è il completo anonimato dei professionisti che prestano la propria opera presso queste aziende.

Poiché da un lato il problema è aggirabile attraverso la realizzazione di una qualsiasi società e dall'altro il fatto che un professionista renda noto al mondo cosa sa fare e cosa ha fatto non significa che questo diventi una specie di meretrice, desidereremmo vedere questi limiti rimessi in discussione e, possibilmente, superati come obsoleti ed appartenenti a periodi storici ormai alle spalle. Non si chiede di poter arrivare a pubblicare su un giornale annunci del tipo: "Studio professionale X Y risolve problemi di c.a. in giornata senza acconti e con pagamenti dilazionati in 24 mesi" o "Studio professionale Z W esperto in sicurezza sul lavoro estrae a sorte fra i propri clienti una settimana di vacanza presso l'hotel …" o che altro. Semplicemente sarebbe auspicabile la definizione di qualche nuova regola che tenesse conto delle nuove possibilità che la fine del millennio corrente e l'inizio del nuovo, mettono a nostra disposizione senza comunque perdere di vista la correttezza e la serietà professionale che dobbiamo garantire nei riguardi dei nostri clienti.

Per fare un esempio concreto si potrebbe pensare a semplici regole del tipo:

- si può specificare il proprio campo di competenze e gli elementi rilevanti delle attività già svolte senza citare i nomi dei clienti;
- non è possibile proporre azioni commerciali del tipo sconti, giochi a premi, ..;
- non è possibile effettuare azioni comparative con colleghi;
- è possibile evidenziare eventuali strutture, strumenti di calcolo, attrezzature per eseguire prove … di proprietà del professionista (è comunque una garanzia per il cliente);
- non è possibile utilizzare aggettivi nelle descrizioni delle proprie attività, competenze o strutture (meglio, bravo, grande, ..) ma eseguire una semplice descrizione il più possibile "asettica" degli stessi argomenti;
- non è possibile fungere da sponsor ad attività ludiche o di propaganda a favore di altre realtà commerciali;

Il risultato di una tale soluzione potrebbe quindi essere il solito curriculum riportante progetti sviluppati e competenze, reso però fruibile a tutti attraverso i mezzi di comunicazione, nuovi o vecchi che siano:
- mailing classica;
- mailing elettronica;
- pagine WEB (non è un'azione di forza ma una pura speranza di essere consultati);
- biglietti da visita con definizione delle competenze;
- pagine gialle (le sole competenze);
- pagine utili (le sole competenze);

Per concludere si ritiene sia importante ripensare questi vincoli riflettendo, magari insieme, sull'argomento proponendo il superamento degli stessi, pur nel rispetto del codice deontologico, attraverso regole del tipo sopra indicato od altre da definire. Questo intervento vuole essere un primo passo appunto in questa direzione.
Agosto 1999

 

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